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Intervista speciale alla direttrice di produzione Emanuela Zaccherini

Lo scorso venerdì 10 giugno Emanuela Zaccherini, direttrice di produzione del film “Nobili Bugie”, ci ha concesso un’intervista speciale a pochi giorni dalla fine delle riprese.

Una donna forte e sensibile, che ci ha raccontato della sua passione per lo spettacolo, della pluriennale esperienza nel cinema con i più grandi maestri e delle cinque settimane sul set della nuova produzione cinematografica firmata Genoma Films.

Int: Siamo qui con Emanuela Zaccherini, direttrice di produzione del nuovo film prodotto da Genoma Films.

Siamo curiosi innanzitutto di sapere come è nata la sua affinità con il cinema.

Emanuela Zaccherini: Diciamo che il mondo dello spettacolo mi ha affascinato sin da bambina, ho fatto anche danza classica e in questo ho avuto una mamma che mi è stata molto d’incoraggiamento: ha cominciato a portarmi a teatro che avevo sette-otto anni, a vedere spettacoli di Garinei e Giovannini, mi portava al cinema… Per me era tutto magico, poter vedere sul grande schermo queste storie, la televisione era ancora in bianco e nero, mentre il cinema era già a colori, una vera magia, ma non avrei mai mai immaginato che il tempo mi avrebbe portato a lavorarci!

I.: E il primo progetto cinematografico che hai seguito?

E. Z.: Allora il primo progetto cinematografico che ho seguito è stato nel 1990 con Marco Ferreri. Io stavo lavorando in colonia perché d’estate mi trasferivo per un paio di mesi a Cattolica in questo posto meraviglioso che si chiamava “Le Navi” e che adesso è diventato ahimè un acquario. Era un posto in cui venivano ragazzi da tutto il mondo e un giorno vidi passeggiare per questo centro il regista Marco Ferreri e… chiaramente la mia curiosità era tanta. L’ho cominciato a seguire perché volevo capire cosa stesse facendo, a cosa stesse lavorando… Ho preso coraggio, mi sono avvicinata e gli ho detto “Io amo il cinema, mi piacerebbe tanto poter collaborare al suo nuovo film…” e lui mi disse “ Beh se lavori con i bambini devi avere molta pazienza, il film a cui sto lavorando è con dei personaggi anziani e per certi versi un anziano è simile a un ragazzino.” E a quel punto ho fatto “La casa del sorriso” che ha vinto l’orso di Berlino, un film che non è stato capito in Italia, è andato malissimo, purtroppo si sa che spesso non è la qualità di un bel film che fa poi andare la gente al cinema.

I. E altri progetti che hai voglia di raccontarci, il progetto che ti è rimasto più impresso?

E. Z: Sono tanti, perché in più di vent’anni di questo lavoro sono veramente tanti, ricordo con molto affetto “Và dove ti porta il cuore” di Cristina Comencini perché avevo letto il libro ed ero rimasta affascinata, l’ho amato immediatamente per cui quando mi chiamarono da Roma per chiedermi se volevo fare la produzione delle scene che sarebbero state girate a Porretta e a Bologna mi è sembrato un regalo. E lavorare con Virna Lisi è stato fantastico: una donna meravigliosa di una professionalità incredibile. Arrivava al trucco sempre prima, c’era il truccatore che doveva arrivare prima: la convocazione era alle sei, lui arrivava alle sei meno cinque e Virna arrivava alle sei meno dieci… perfetta, una donna meravigliosa, molto di compagnia. Quando si andava a cena invece diventava proprio romanaccia de Roma, una bella persona e una bravissima attrice. Altra esperienza è stata una fiction per la Rai Amanti segreti con Monica Guerritore, anche lei una donna straordinaria e lì è nata un’amicizia che mi porto dietro ancor’oggi con Christiane Filangeri, che è un’attrice al momento che sta lavorando moltissimo. Era une delle prime grosse cose che faceva in televisione e tra noi è nata un’amicizia nonostante ci fossero parecchi anni di differenza, quasi una ventina… E questo a causa di un libro. Stavamo parlando una sera a cena di “Non ti muovere” di Margaret Mazzantini, che lei non aveva ancora letto, e io le dissi che era un libro che secondo me le sarebbe piaciuto, così il giorno dopo glie l’ho regalato, non so perché… quelle cose che si fanno così, d’istinto. E da quel momento è nato un rapporto di amicizia meraviglioso, lei mi è stata molto vicina anche in momenti non proprio belli che purtroppo questo lavoro ti porta, perché non avendo la continuità chiaramente hai dei momenti in cui ti fermi… Sono stata al suo matrimonio, ho visto la nascita del suo bimbo, per cui… Ecco, il bello di questo mestiere è che si crede e si pensa che non si possano creare dei rapporti veri con le persone, invece forse alcune delle amicizie più importanti della mia vita sono nate sui set.

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I.: Quindi un’esperienza pluriennale come direttrice di produzione cinematografica ma siamo curiosi di capire che cosa fa esattamente una direttrice di produzione?

E.Z.: Allora innanzitutto io ho iniziato facendo il runner, credo che questo sia un consiglio da dare a tutti quelli che vorrebbero fare questo mestiere, perché comunque è importante partire dal basso. Nel nostro mondo purtroppo le piramidi sono molto rigorose, per cui c’è l’organizzatore, il direttore , l’ispettore, il segretario, il coordinatore e il runner. Io le ho fatte tutte, pian pianino… e l’ispettore l’ho fatto veramente per molti anni e poi quando mi sono sentita pronta ho fatto la direttrice – perché comunque è una cosa che ci si deve sentire… Purtroppo a Bologna si fanno le carriere lampo, fai un film come runner e il film dopo sei già direttore di produzione e… non aggiungo altro!

Allora: che cosa vuol dire fare il direttore di produzione? Il direttore di produzione è una persona che deve essere molto organizzata, mentalmente, fisicamente, psichicamente, perché c’è da organizzare tutto un film, un video, uno spot, a seconda di quello che devi fare. Quindi sei tu che decidi le persone da coinvolgere nel lavoro, al di là del regista che spesso è scelto o dalla produzione o, nel caso di uno spot, di un videoclip dal cantante o dalla ditta che promuove il prodotto. Quindi sei tu che in base alla storia che devi poi realizzare che chiami la troupe, quindi macchinisti, elettricisti, scenografi, costumisti… Chiaramente sai che un direttore della fotografia è più giusto rispetto a un altro per il prodotto che stiamo per fare; stessa cosa una costumista: se è un film in costume devi prendere una costumista, se è un film di oggi devi prendere una stylist. Si tratta poi di organizzare anche la parte logistica: quindi gli arrivi, le partenze, gli alberghi, il catering… sono una problem solver. Io devo risolvere i problemi: appena accade un problema io devo avere la prontezza mentale di capire come risolverlo immediatamente.

I.: Quindi figura indispensabile anche sul set del nuovo film prodotto da Genoma Films. Vogliamo sapere, così a caldo, visto che le riprese si sono concluse da poco più di una settimana, come è stato lavorare con la casa di produzione Genoma Films, con il regista Antonio Pisu e con il cast?

E.Z.: La Genoma Films l’ho vista proprio nascere. Era un’idea di Paolo Rossi che già aveva nella testa dalla fine dell’anno scorso e pian piano ho visto che ha deciso – è stato velocissimo, forse il progetto più veloce in cui io sia mai stata coinvolta. Di solito per fare dei film ci vogliono degli anni, lui è riuscito in poco a organizzare al meglio tutto quanto. Trovo che abbia delle grosse potenzialità come casa di produzione, perché è comunque una casa di produzione giovane, con delle belle idee. Stanno già arrivando un sacco di sceneggiature che adesso vaglieremo. Il film poi secondo me è andato benissimo. Davvero bene perché siamo riusciti ad avere una troupe fantastica, non abbiamo mai litigato, si andava sempre d’accordo e io che sono famosa sui set per essere una che urla molto, questo giro a parte i miei “Silenzio!” prima del ciak che echeggiavano nella villa, per il resto devo dire che è andata molto molto bene. Stessa cosa col cast, sono stati tutti molto carini, non ho mai avuto l’impressione di persone che se la tirassero più di tanto… stavamo tutti lavorando per un unico progetto e l’abbiamo fatto tutti con molta professionalità. E sicuramente un bravissimo regista Antonio Pisu perché ha fatto un lavoro meraviglioso, sia professionalmente che umanamente; la sua semplicità, la sua educazione, il suo essere sempre sorridente ha aiutato all’80% il fatto che la troupe lavorasse così serenamente.

I. E noi che eravamo sul set possiamo testimoniare che ci fosse questa armonia e questo equilibrio sul set, giorno dopo giorno. Per adesso ringraziamo Emanuela Zaccherini di questo contributo speciale.

E. Z.: Grazie, veniteci a vedere al cinema!

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Guarda il video dell’intervista completa

Intervista a cura di Laura Di Nicolantonio

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