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Dittatura Last Minute

1989. A poche settimane dalla caduta del muro di Berlino, Pago, Rice e Bibi, tre ragazzi di ventiquattro anni, lasciano la tranquilla Cesena in cerca di avventura: dieci giorni di vacanza nell’Europa dell’est, verso quei luoghi in cui è ancora presente il regime sovietico. Giunti a Budapest conoscono Emil, un rumeno in fuga dal suo paese a causa della dittatura.

L’uomo, preoccupato per la famiglia rimasta in Romania, chiede l’aiuto dei tre Italiani. Il compito è semplice: portare una valigia alla moglie e alla figlia. Dubbiosi sul contenuto del bagaglio i tre amici decidono di controllare l’interno prima di accettare, ma Emil li rassicura dicendo che contieni solo generi irreperibili in Romania: caffè, profumi, cioccolata e altri prodotti.

Racconta inoltre la sua terribile esperienza sotto la dittatura di Ceausescu e i motivi della sua fuga. Distratti dalle parole dell’uomo, Pago, Rice e Bibi si mettono in viaggio senza controllare però l’effettivo contenuto del bagaglio. Dopo essersi resi conto dell’errore i tre tentano di aprirlo, accorgendosi però, che è chiuso da un meccanismo che necessita di una chiave. Spaventati e con la sensazione di essere stati presi in giro, abbandonano il bagaglio.

Dopo qualche chilometro, una volta visto in che condizioni vive il popolo rumeno, mossi dal senso di colpa e dai dubbi nei confronti del gesto compiuto, decidono di tornare indietro a recuperare la valigia. Arrivati nel luogo dell’abbandono, si accorgono che l’oggetto non c’è più.

Vedono una macchina rossa poco distante che trasporta il bagaglio smarrito. Nel tentativo di raggiungerla un gregge di pecore impedisce il passaggio alla loro auto, garantendo una facile fuga alla Dacia rossa rumena.

Pago, Rice e Bibi decidono di dirigersi comunque alla volta di Bucarest. Hanno l’indirizzo di Emil e tutte le intenzioni di far sapere alla sua famiglia che l’uomo sta bene.

Durante il lungo tragitto, tra paesi deserti, ristoranti senza cibo, e il volto di Ceausescu su ogni cartello stradale, i tre fanno la conoscenza di un connazionale che soprannominano “il modenese”, per via della sua provenienza. L’uomo si occupa di affari poco leciti e si vanta con i tre di avere diversi documenti validi per passare indisturbato la frontiera.

Dopo aver alloggiato dalla famiglia di Simona, una ragazza presentata dal modenese, i tre finalmente raggiungono Bucarest. Il clima della dittatura per le strade è come gli è stato descritto da Emil. Lungo le vie della città Pago, Rice e Bibi ritrovano la Dacia rossa parcheggiata davanti ad un ristorante. Il locale è deserto ad eccezione di una coppia di musicisti sul palco. Il pianista e la cantante hanno con loro la valigia e domandano ai ragazzi come mai l’abbiano gettata. Il dialogo che ne segue fa comprendere a Pago, Rice e Bibi la vera importanza di quell’oggetto. Ciò che hanno abbandonato non è una semplice valigia, ma la speranza di una famiglia.

I tre giungono finalmente a casa di Emil. L’apertura del bagaglio di fronte alla moglie Andra, la figlia Adina di sei anni e nonna Costelia, suscita una grande Emozione. A missione compiuta i tre conoscono Niki, il miglior amico di Emil nonché vicino di casa. L’uomo li invita ad una festa che organizzerà quella sera nel suo appartamento.

Nel dirigersi verso l’albergo, Pago, Rice e Bibi si fermano alle poste centrali di Bucarest per telefonare alle rispettive famiglie. Bibi, cercando di recuperare il rapporto con la sua ragazza, rivela dei dettagli riguardo la missione per conto di Emil e la consegna della valigia presso la sua famiglia.

La sera, durante la festa organizzata da Niki, due uomini lo avvisano che la securitate rumena ha scoperto la presenza dei tre italiani e che ora la famiglia di Emil rischia gravi ritorsioni perché considerata nemica della repubblica. Pago e Rice scoprono che la colpa di tutto potrebbe essere di Bibi e ora l’unica soluzione è quella di portare fuori dal paese Andra, Adina e Nonna Costelia.

Gli italiani si rivolgono al modenese per ottenere i documenti falsi per le tre donne, ma la cifra da pagare è troppo alta. Pago, Rice e Bibi, quindi, per ottenere i passaporti, sono costretti a portare un camion di sigarette di contrabbando a dei gangster locali per conto del modenese. Dopo aver rischiato la vita e atteso un paio di giorni i documenti, ora possono dirigersi verso il confine con la famiglia di Emil.

I tre amici rendono le donne più occidentali nell’aspetto e nel portamento riuscendo a oltrepassare la frontiera in maniera rocambolesca. Una volta raggiunta Budapest Emil può finalmente riabbracciare la propria famiglia. Ringraziando I tre per l’eroico gesto, l’uomo involontariamente rivela dei particolari che non dovrebbe conoscere; così Pago, Rice e Bibi scoprono che nessuna polizia segreta è mai stata sulle loro tracce e che tutto è stato un piano ben architettato per obbligarli a portare fuori dal paese la famiglia di Emil.

È quasi natale. Il telegiornale annuncia la fine del regime di Ceausescu. Pago, Rice e Bibi sono presi dalle loro vite quotidiane in Italia. I loro occhi osservano le immagini con una consapevolezza diversa da quella dei loro parenti, delle rispettive fidanzate o degli amici.

Loro hanno vissuto tutto in prima persona. Hanno respirato quegli odori. Hanno vissuto un’avventura.
Addio Ceausescu.

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