Andate a lavorare

Nel 2021 il Dams di Bologna compie cinquant’anni. Il 1971 fu un anno curioso. Mentre il mondo faceva conoscenza con le note di Imagine di John Lennon, a Bologna stava accadendo qualcosa. Qualcosa di unico.

Per iniziativa del professor Benedetto Marzullo, ordinario di Letteratura greca ed emerito studioso di teatro, nasce a gennaio il Corso di laurea in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo (Dams). Trova sede a palazzo Sanguinetti in Strada Maggiore. Come sappiamo si tratta di un indirizzo di studi unico in Italia, che attirerà ben presto numerosi studenti da ogni regione, ospitando negli anni alcuni insegnanti d’eccezione, come Tomas Maldonado, Paolo Monti, Luigi Squarzina, Umberto Eco, Furio Colombo e tanti altri.

Il Dams dei primi anni è un laboratorio di sperimentazione, di utopie, di critica culturale. Molti corsi tentano di rompere la separazione tra la cultura accademica e la vita sociale. La
ricerca collettiva porterà (per fare un paio di esempi) a interessanti risultati in opere come Il Gorilla Quadrumano, a cura di Giuliano Scabia o Alice disambientata, materiali di gruppo curati da Gianni Celati.

Andate a lavorare è un viaggio a ritroso nel futuro che approda ai giorni nostri, un riannodare (attraverso la voce di alcuni dei protagonisti di allora e di oggi) i !li della memoria di quegli anni e la storia di questo esperimento/dipartimento che nacque come unico in Italia per poi felicemente “contagiare” tante altre città.

Andate a lavorare era la frase che, più o meno benevolmente, i bolognesi borbottavano al cospetto di un iscritto al Dams.
La cosa buffa è che anche lui, il giovane damsiano, sperava di poter lavorare grazie a quello che stava imparando, perché era proprio quella (il Dams) la palestra dei sogni di molti giovani italiani.

Ma qual è realmente la storia di quel manipolo di utopisti che quarant’anni fa decise che era arrivato il momento di rovinarsi la vita pur di essere felici?

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