Il ricco mercante e collezionista toscano Buoso Donati, muore improvvisamente a casa sua. Tutti i parenti accorrono per piangerne la scomparsa, ma la loro reale intenzione è capire dove andranno a finire i suoi soldi, dunque iniziano a mettere a soqquadro la villa alla ricerca del testamento. Una volta trovato, scoprono la tremenda verità: Donati ha lasciato tutti suoi beni al vicino convento di frati, senza intestare nulla agli avidi parenti. Indecisa su cosa fare, la famiglia decide di affidarsi a Gianni Schicchi, un furbo faccendiere famoso per essere in grado di muoversi con disinvoltura tra i cavilli della legge.

Prendete “Parenti serpenti” di Monicelli, immaginate una musica frizzante e incalzante e un gruppo di cantanti‐attori in grado di dar vita attraverso il canto ad un gruppo di famigliari avidi e truci: avrete l’opera comica in un atto “Gianni Schicchi”. L’opera è stata scritta nel 1918 e prevede un’ambientazione medievale, essendo basata su un personaggio dantesco.

Un libretto d’opera che si presta ad essere trasformato in sceneggiatura grazie ad una storia vivace, un ritmo incalzante, e a 15 spassosi personaggi.
Un’opera lirica che sembra proprio l’antesignano della più felice commedia all’italiana.

Rolling Stone – Gianni Schicchi’ diventa un film per dare una scossa al mondo dell’opera

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