Benelli su Benelli


BENELLI SU BENELLI locandina

Chi era Tonino Benelli?

Fra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso è stato uno fra i più acclamati e popolari personaggi del motociclismo agonistico italiano.
“Il cigno del motore”, “Il Girardengo della motocicletta” ecco come lo definivano i giornali dell’epoca richiamandosi al celebre concittadino Gioachino Rossini per la musica del motore della sua moto e al mitico campione di biciclette per i suoi successi e la grinta. Successivamente divenne “il Benelli volante”, “il Levriero di una grande casata”.
Si dice che avesse il demone della velocità. Fin da bambino ai cavallini a dondolo preferisce le moto su cui arrampicarsi e poter correre su piste immaginarie rifacendo con i versi della bocca il rombo del motore. Su un settimanale sportivo del 1927 lo scrittore pesarese Dino Garrone, a sottolineare l’inclinaxione precoce del giovane Benelli, immaginò la nascita di Tonino non sotto un cavolo, ma ritrovato direttamente dal fratello Giovanni “in garage, tra le ruote, con un pianto sommesso che pareva venir fuori dal motore di una moto”.

A dieci anni si sente già le ali e si lancia al primo volo fuori dal nido, per schiantarsi però contro un paracarro alla prima curva e rialzarsi incolume. Cresciuto in età, colleziona contravvenzioni e verbali dei vigili urbani per eccesso di velocità a causa delle scorribande frenetiche attraverso la città o le sfide improvvisate con gli amici di turno per le vie del centro. Si lancia spesso a equilibrismi e virtuosismi sia con la moto che con il sidecar dove il malcapitato passeggero si trovava sospeso a mezz’aria a folle andatura se non addirittura nel vuoto all’estremo margine della banchina del porto, al di là delle bitte, con sotto la placida acqua verdastra.

Ma le scorribande e gli acrobatismi non lo appagano a lungo. Tonino presto avverte il richiamo delle competizioni, sente il frastuono del motore, il vento che si oppone, i brividi della velocità in un mondo che da poco ha scavalcato il secolo e viaggia secondo lui ancora a ritmo rallentato.
Ad un iniziale rifiuto dei fratelli di farlo correre nelle gare, Tonino minaccia di difendere i colori di un’altra marca. Ma così non sarà mai e domenica ii maggio 1924 la casa pesarese scende in pista con un Benelli su una Benelli.

La famiglia numerosa, caratteristica della società contadina, diventa famiglia-impresa in un passaggio epocale. I fratelli maggiori con le loro vocazioni trainano gli altri e tutti trovano il loro posto in fabbrica con un compito preciso e diverso.
Al più piccolo, Tonino, il più coccolato e viziato, sembra gli venga consegnato un giocattolo più che un posto di lavoro: diventa primo collaudatore e pilota per le corse del marchio Benelli.
Un enorme riconoscimento sarà dato alla figura della madre, la signora Teresa Boni: una mamma presente, intelligente, partecipativa e influente. È lei che nel 1911, già vedova da quattro anni, decide di aiutare, proteggere e favorire l’avventura dei suoi figli vendendo alcuni terreni per permettere la nascita della prima “officina meccanica di precisione”.

Quando Tonino inizia a partecipare alle corse, però, non fa che pregare; conosce i pericoli di quelle gare e pur se spaventata è anche molto orgogliosa che il suo figlio spericolato possa offrire alle moto di famiglia fama e prestigio. Lo slogan coniato per Tonino, “Benelli su Benelli”, sarà dal 1924 al 1931, il grido ricorrente di una incalzante tifoseria in delirio, che pareva non finisse mai!

Grande corridore amato e rispettato, Tonino Benelli contribuisce allo sviluppo della fabbrica di famiglia grazie sì alle imprese sportive, all’immagine di campione e ai risultati raggiunti ma anche grazie a quella sensibilità meccanica fuori dal comune che gli consentiva di mettere a punto e collaudare le moto con cui vinceva in tutti i tracciati e piste d’Italia, una produzione di moto tra le migliori dell’epoca!

In qualità di insuperabile pilota favorisce successi commerciali straordinari ma come collaudatore, è l’artefice di importanti migliorie alle prestazioni del motore e alla resistenza meccanica delle moto prodotte, mettendo a punto eccezionali prototipi per le corse in un epoca in cui arrivare al traguardo era già una vittoria del marchio.
A quei tempi infatti si gareggiava in circuiti misti dove non bastava aprire la manetta del gas e tirare il collo al motore fino all’estremo, ma ci voleva soprattutto cervello, perizia e coraggio.

L’azienda si va affermando in Italia e all’estero grazie ai risultati nelle corse, grazie alla popolarità raggiunta con le vittorie di Tonino su tutti i tracciati d’Italia ma anche grazie alla qualità delle moto fra le più performanti in circolazione per affidabilità, maneggevolezza, ripresa e velocità che le resero praticamente imbattibili.

Poi il dramma. Nel 1937, sulla strada nazionale tra Pesaro e Riccione, Tonino ha un tragico incidente: muore a 3x anni lasciando non solo moglie e due bimbi piccoli ma anche una “Benelli” orfana del suo idolo di prima grandezza.
Il giorno del suo funerale – come si legge ne “L’Ora” del 1 ottobre 1937 – gran parte della cittadinanza pesarese, i dipendenti della fabbrica ed alcuni piloti colleghi di Tonino tributeranno “con il rombo dei motori delle mille motociclette che avevano seguito il feretro” l’ultimo saluto al “prode centauro” e “Benelli su Benelli” rimarrà l’esaltante slogan che fissa per sempre nella storia uno grande periodo di passione motociclistica in una città che non riesce a dimenticare.
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